Il divino potere creativo del Tutto nell’Uno

 “Non hai notato prima d’ora che i bambini

                                                                                                                                       e le persone infantili, che non sanno distinguere

                                                                                                                                    fra se e il mondo, parlano di se alla terza persona?”

 

                                                                                                                                        – Edwin A.Abbot –

Mentre ascolto

accade


resto perplesso del mio inutile contributo donato al mondo.

così, in attesa, in una camera purgatorio al quarto piano

mentre miliardi di persone,di vite

s’incrociano

cambiano, muoiono, uccidono, salvano, nascono…

ognuno protagonista di nulla;

perché nulla importa

perché d’indispensabile è solamente quel microscopico “contributo”

che ognuno ha in precisi attimi, dal quale nasce l’inimmaginabile ingranaggio del conosciuto.

 

È in attesa di quel contributo la vita? Tutta la vita?

Centellinata. . .

Quante, quante realtà esistono in un medesimo istante?

Infinite, quante ne sono gli esseri viventi.

E allora cosa sarà mai l’odio, l’amore, l’ansia, il sentimento?

Cosa? Quello che fa si che questi “contributi” accadano?

 

Era finita la festa, le api ritornavano all’alveare,

nell’assordante fruscio un’ape, un vecchio nero canuto

in ginocchio, guardava

all’uscita della metro Crimèe. Era splendidamente immobile nel mentre.

Tutti lo vedevano come lui tutti vedeva, ma nessuno lo viveva come lui nessuno viveva.

Era nel mentre. Avido di niente. Povero. Anche lui in attesa.

Asserragliato in un pensiero, in una domanda chiedeva soldi.

Anche lui di certo avrà avuto una mamma. Anche lui avrà provato orgoglio, gelosia.

Qualcosa lo aveva abbattuto, gli aveva messo paura. Forse se stesso. Forse un’illusione.

Sicuramente, si sarà chiesto, quale porta dovrà aprire domani e sicuramente,

si sta ancora chiedendo, perché quella porta anni a dietro si chiuse.

Ma nessuno lo nota, come lui nessun aiuto vuole.

L’aiuto non esiste perché l’uomo non esiste.

Morto in lui se stesso, è morto anche l’altro. Non trova grazia, non trova perdono.

Ogni credo è cenere e quel che conta sono i soldi. Non la vita ma la sopravvivenza ad essa;

nel mentre passava una ragazza

tirata di Calvin Klein degli Champs Elysees,

(di Thomas Wylde e Gucci di BondStreet e via Condotti)

bella e solare, che una qualche sofferenza passata

le ha reso solamente più misterioso e accattivante il volto. Non era una sconfitta.

Lei era abituata a vincere,

a piangere solo su nostalgie e amori passati.

In quel mentre non accadde nulla. Lui, lei, uguali ma per quel mentre morti entrambi.

Non si erano visti ne vissuti. L’oltre è scivolato sulle loro ormai carcasse.

 

 

L’ingranaggio avrebbe potuto fare un giro in più, forse diverso.

Il divino potere creativo del Tutto nell’Unoultima modifica: 2013-05-28T08:25:26+00:00da wildwingswawe
Reposta per primo quest’articolo
Questa voce è stata pubblicata in Poesie 2006 e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento