La giusta dose

Passati gli anni diventato cinico,

                                     davanti prato purezza ormai persa

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   un falò lasciato spegnere, davanti gli occhi un mondo scorto da lontano

perdevo.
Inevaso, sfumato;

spento mi sono lasciato spegnere come brace senza sentinella al bivacco; assente                   nel pensare il canone di quella che Bellezza mi rifiuta

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non riesco a stringere tra le mani ed io non c’ero, non ero

non vero, non ero. Una bellezza che si presta davanti

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ma di te non ne vuole sapere.

Assottigliato in una storia bevuta
attraversavo campi e stelle in cielo senza posare la testa

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città deserte convuoti di storia

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il fluire senza raccoglierne l’acqua, dov’è non c’è differenza
tra i ciottoli, come occhi persi tra la folla dei passanti i giorni

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muoiono nei ricordi, come le morti in periferia.
Basterebbe quel filo d’erba
perso in quella poesia d’incantati

sdraiato lo fissavo
e c’era tempo, c’era vento

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finito il tempo infinito, la ragazza accanto
mai stanca, occupata, senza,
pensava ma non attendeva, c’era
ed io che la perdevo andando via,

pensando…
allora si mormora parole

come augelli senza dove cercano l’estate
autunnizzate in un arcobaleno
come da ombre,
di qualcos’altro

svolazzanti, di contorno posati
che delicati sctrusciano il becco sotto le piume…
Mai vero, mai giusto, mai nostro, intimo.
E a tutti noi, accalappiati come simili,
sottodose, sottomano, sottobanco ci vendiamo sottomarca.

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La felicità
l’idea inutile e vincente
la voglia castrata
in cerca di un ordine da eseguire.

La giusta doseultima modifica: 2014-11-23T10:54:23+00:00da wildwingswawe
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