Tu

Ad Angelo Angeloni                                               

 

 

Ho vissuto con te gli anni più belli di un uomo

ho vissuto con te 

i miei 17

i miei 18

i miei 19 anni

nelle tue parole non ci capivo più niente

nelle tue parole io mi perdevo

trascinato

stremato

stravolto

digrignavo i denti e sognavo

docce di sangue

fiumi di birra e dita di donna

e tu parlavi, parlavi, narravi

e le tue parole erano papaveri che raccoglievo distillati

laudano dietro i banchi di mescita

erano chiese e memorie le tue parole

io le sentivo, erano le tue lacrime, lo sapevo

le tue parole erano cantieri a cielo aperto, erano le rivoluzioni con i garofani

del 1974

era la Repubblica nel tascapane dei soldati nazisti

le tue parole erano le lacrime degli uomini

della storia

della poesia e del canto

balinesi dal seno scoperto

mi allattavano del grande dolce dolore del mondo.

Nessuno se ne accorgeva ma io in classe non c’ero più

e quante volte ho pianto mio professore

tu spalancavi le porte dell’inferno

ma l’inferno quello vero

quello che ti dice che la vita non fa schifo

quello che ora mi ha bandito

 

perché le sigarette e la poesia

le Confessioni lette nei prati di montagna

le tue parole e miei diciotto anni non esistono più

 

esiste un freddo spietato calcolo decimale

esiste la cultura a crediti di 4

esiste il Vizio non più la sigaretta

esistono professori  che vendono i loro libri

non più la loro anima

 

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Times New Roman

 Incominciocosìquestoèiltitolo… Times New Roman 

(CTRL + 0)

 

Mi fa pensare ai Romani

   

                                                                  – – – naturellement!!

 

 

mi tolgo la calcina dalle scarpe

                                                       . . . immagino scavi archeologici bottiglie e succhi alla pesca

 

Ma va là ! ! !

 

Luce Polvere Sacchi Di Juta da foraggio miscela da Bogotà.

 

Fermati!!

 

sulla sedia, sul letto. Credimi                

sono sincero!

 

non è un fatto di mettersi in mostra

 

ma Hataz mi ha detto che ci sono degli atteggiamenti a valanga che vengono giù

e sei dentro. Nessuno l’avrebbe sospettato. Ci sei dentro e non ne esci.

Hataz è un Etiope che ho conosciuto A UNA Locanda Atlantide

                                                                                          …bestemmiava     

 

mi….dava fastidio

 

mangiava il kitfo sul pane spugnoso, lo injera

          Sei cristiano?  mi chiede

           No!  rispondo

           Allora?

           E’ una fantasia a cui credo; io non bestemmio. Sono questo, è una cosa d’appartenenza

                se tutti facessero tutto non avremmo identità.

           Io sono cristiano copto, a volte bestemmio

          Come un figlio che manda a fanculo il padre… succede!

          È un atteggiamento gergale, come “merda!”

          Un esclamazione, “cazzo!”, nessuno quando lo pronuncia in esclamazione,

        pensa più al fallo maschile si è vuotato del suo significato.

 

La religione è credere in qualcosa… esisterà sempre  /   la chiesa è che scompare

 

—- –   –    –     –   la premessa serve per introdurre lo spazio-tempo che circonda la bestemmia

 

      …sulla via consolare romana

Nomentana

ci passo insieme  a un amico con uno scooter c’è un gatto in mezzo alla carreggiata che ansima

si contorce convulsamente

è notte le macchine filano, alternandosi nelle pennellate iridescente

dei tre fuochi dei semafori

nessuno si ferma

                                                                        nemmen’io

(evito la forma più consueta dell’ ”anch’io” per portare, almeno ora, un po’ di rispetto al gatto;

mi piace pensar così.)

lo schiviamo e ce ne andiamo

 

un gatto bianco che impreca–…—

 

dolore. Continuavano i sussulti. Il rantolo. La cecità-pazzia di non poter vedere una soluzione

 

            ……..….sono passato oltre

 

 

?

si doveva uccidere

                                     e non ho trovato il modo

 

                                                                                                                    …sono passato oltre

in quel momento poteva servire solamente una cosa

nel mio cervello:

bestemmiare.                             Non l’ho fatto.                          Non sarebbe servito.

 

Questo è l’iter della poesia.

 

La confessione di una colpa.

 

 

                                                 Emergency!!             …stiamo distruggendo il pianeta

 

 

è inutile poi fare l’integrazione con i piatti Etiopi.

 

Ci stiamo perdendo.    Non mi posso salvare.                Non ci possiamo salvare ed è giusto così.

  

Questa poesia è inutile, ed è giusto così.                                                                               

non cambierà nulla, ed è giusto così.

 

 

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Praecĭpŭus vitae

 

Adolescenza; immobili nella loro stanza di vita

martiri pregni d’essenziale bellezza

stanno gli adolescenti in confuso dominare,

il logoro moto d’ombra

delle grate, selvagge nostre città riserbano.

Di loro non mi stanco

contro di loro non mi staglio

tutto quello che fanno, sembrano farlo per la prima volta

 

bisogna aver coraggio, accettare la triste storia che definiscono colta

per metà, come sempre è la verità per chi la cita

                            …e se ne vanno gli adolescenti, lo sanno ch’è degli adulti lo sbaglio

si stringono in unico grande cerchio marchiati di dissolutezza

neanche così, LONTANI, va bene, despiralizzati rientrano trovando un punto franco

mansueti, vecchio facile mercato, sono voci da comprare

due voli concessi per uno stelo e un chicco di grano

due colombe che si massacrano sperando di sfiorarsi le labbra                        

 

si gonfia si gonfia si gonfia dilatando della vita le membra

un palloncino rosso che sorvola l’Antartide, dal deserto Dipinto all’isola di Malta

e come un dio contadino sparge piccoli semi dalla sua mano

spira krasnaja che sparge la vita

crescono da qui gli adolescenti, mestieranti incauti pronti a maturare

dimenticare…   in fila in massa dopo un attento vaglio:

adulto sesso provenienza, narcisista e stanco

caduco nel sentirsi parte della storia, inetto nei confronti della nuova adolescenza.

 

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Ogni lupo ha una tana

Le ocra ossa dei teoremi non hanno massa

non hanno verità

 

la verità, come una puttana presa in giro

la può possedere chiunque, perchè si gira dall’altra parte

e dal suo ventre nero

perché voluto

pece seme

sporco

 

dal migliore che in vena stava                                                la sua pupilla cresceva

 

strillavano i cervelli mettendo mano ai portafogli

facili

di chi a tutto riesce

                                                                ….anche

                                                                           far credere che la verità esiste se dimostrata

 

Oggi 12 Febbraio del 2008 testata giornale ……il mio giornale

dico

             che una verità             ….col cazzo esiste

 

oooooooo

                           PAURAPAURAPAURAPAUERA

 

si può dire qualsiasi            —   – – – ——————————RES      (ma poi?)

                                                             è riuscire ad incatenare la verità con un riuscito

sistema

dandogli prigione e caricatura

 

                                       questa è sabbia

e giovane scuro

in lavoro diniego

scava e sfolla il suo piede dall’altro

sopra e seguendo

il seguente che cala

nel vuoto

dell’orma

che monta la mota

che scava la sete

di una gola bestemmia

ma non da del porco a chi Sta

                                                                                     ma che cazzo ho detto non si sa

 

il prigioniero la madonna

la sfera il cerchio  lapallaalpiedelacatenaall’anellolabestemmiaallamadonnadelsuccubechesitrascina

 

Io dimostro prima una poi l’altra teoria….   Io sostengo che….    Io; avrete le prove che….

 

TUTTO magari i nove cieli sono le vite ….before of

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Modello: maschera da trota

 

 

^’_-_;’’’-_‘Blem, blem, blem, sicutera mblem, beccate sto schiaffo senza dir perché ! !

 

Non so cosa darei per rivivere un solo giorno di quell’età

di quelle sigarette così speciali in due

di quelle cene e dei cornetti

sempre una valanga e sempre senza soldi

                                perché noi due se non facevamo le cose in grande che gusto c’era!

Non so cosa darei per riviverti,

un solo giorno

senza toccarsi

e tu che ti abbandonavi

 

Non capivo a quell’età che tu eri una ragazzina

e di me non sapevo di ricalcare una figura da fumetto.

 

Semplicemente un esplosione

cobalto per le gradazioni del verde degli occhi,

oro per il rubino, selenio per il rosso, ferro cromo nichel per il violetto, di questo colore hai il cuore

zolfo e resina per i topazi e le lacrime

                 e chi ti vedeva più come una ragazza!

Tu per me non avevi sagoma

identità

tu non esistevi

eri esplosa dentro me

versata, sprigionata

ti avevo dilatata nelle vene

 

ero sabbia e tu ossido di sodio

carbonato di calcio,

il solfato ci serviva per espellere ciò che non era noi

eravamo vetro

e del mondo non c’interessavamo

 

 Lo so tutti i pensieri che possono venire alla mente

ma ero io ad averti dentro

e nessun altro

non mi interessa di quello si possa pensare

non m’interessa del perché di questi versi

buttati giù in un pomeriggio disperso

guardate la strada è semplice: vaffanculo

è per di là!

 

Se sento, esprimo. del resto me ne frego.

 

Si è vero; so cosa stai pensando: non sono cresciuto

sempre lo stesso

ma per me il mondo non esiste

lo divido in tante cose

e una parte del mio mondo sei tu,

ti bacio la mano e me ne vado

ma prima intono un inno ai giramondo come me

che vanno da un posto a un altro, da un discorso al suo opposto    

senza sinodo, senza un perché.

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Ma non succede

 

Nella notte

                                                              singhiozzi               

uomini neri

si alzano dagli alberi

                                                               incappucciati

le chiome i rami

                                                              siede quella poca luce di terrore

sono molti non hanno odore

possono essere reali

curvi penduli

ecco

                                                                                            la mano il sangue un guanto nero

le cinque dita ch’apostrofano

il ferro del bordo della finestra

tiranno fuori la testa

 

mi guarderanno

  …se non riuscirai a sentire il male                                     non riuscirai a sentire nient’altro…                                                                                      vuoti gli occhi incavati

s’avventeranno su di me come la musica

in chiesa

quando il padre guarda sua figlia

                                                                             

ma non succede…

 

e il cielo non aiuta

ascolta il fruscio delle onde e le erbe vicino i tronchi più grossi

dalla corteccia ruvida, serpenti solo serpenti

e osserva i passi di quelli

….e si avvicinano, si avvicinano, sempre di più, sempre più vicini

                          contano i secondi contano la morte

                               come vedere danzare degli scheletri

di qualcuno che si diverte e non ha mai paura

 

ma non succede…

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Lanciatemi una corda

           “io non so chi è “un altro”

se questo continuerà non credo

                                                                                                                  ci sarà più un filo di vetro

a separare la vita dalla morte!!”


scioltodispersosparsoil grigio        

                                                   

                              sotto l’ultima montagna il livore del sole-

                                        accettato si può come occhiello

                                                               di giornale?

Qualcosa  non va

voglio  sapere quello che….

 

Come stai?         Bene.

Che hai fatto?     Niente.

 

con la voglia di essere più piccolo possibile di passare il meno possibile osservato

 

                                                                                                           

grigiogrigio

                     grigio        grigiogrigiogrigio              grigio

       grigio        grigio                         grigio

in un cilindro ———-quasi più tranquillo solo più nevrotico–

  in un cilindro con pareti di plastica dei sassi grigi intorno

   

non cadono non levano l’aria solo l’assenza

 

non possono cadere è sicuro stanno lì

ma anche tu

resti in un cilindro di plastica dalle pareti lisce

                                                                                            come la vita di chi attende teme e prevede

 

non come sicurezza al contrario come che non c’è più speranza

da cui nonse ne può uscire notsense

                                                        in questo tempo precocemente invecchiato abitando

come il drogato la verità dell’esistenza affogato

questo itinere del tempo sul volume della musica

come teenager chiusi nella camera

cerco parole che non ho “di chi si trova a muoversi nel sociale

come in uno spazio in disuso dove non è il caso di lanciare messaggi

perché non c’è anima viva che li raccolgà”

 

questo è vuotonientegrey

 

ognuno                                   in un mondo a-sè unico il mondo che ospita il voi e il sè

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La tua Danza

Scucita fuori dai graffiti

rossi ocra marroni di vimine

quei grandi segni primi

di tracce di corpi estesi

di scene a caccia muti

un magenta grigio… perfetto,

violino,

 

da quelle grotte scesa

fu la pittura ma segno

fu il movimento

la danza

il quinto elemento.

 Si creato.

 

Creato fuso        movimento

unica sorella che musa si dissolve

che scesa cola

sui corpi inventa.

 

Ecco.

Lascia!

f/1.9 – f/2.8,  f/  f/5.6

ma a 1/30 altrimenti 1

1/125

 

Poi nasci. Nei miei occhi m’invadi

Calliope, Erato, Euterpe tradisco

il cuore a Tersicore annego

veloce

quadrata

spietata

la ragazza di fuoco

ti sbatte il culo in faccia

non gliene frega niente, vola muore rinasce

continua  

salta

tremo

 

va bene l’occhio chiudo di creta

per me finisce la pace inizia la guerra

cavalletto       puledro da domare

titano.      Lotto.            Mi dimeno                                   

avvampi, di fuoco, le cosce

 

scatti strappi un fazzoletto d’addio

 

veli vesti ti vedo

avvampi

le spade, le gambe

scateni

certa, ancora,                                                                                 movimento .

 

Ma non ti quieti?

 

Si alza dietro di te l’aquila a due teste

certa ancora patria

schianti nella notte i tuoi seni

lanci perfetta i tuoi veli

premi

verde nero, ancora, viola nero

 

fssssssssssssssssssssssssssssss block

il rullino scuci

200 asa nel cesso

è la tua danza

 

m’opprime

straniera.

 

Non posso.

Lascia! Fanculo!!

Va bene

Calliope, Erato, Euterpe

muse sorelle certe

non tradiscono

 

Voglio il vuoto, il puledro è morto, la pellicola finita

rimaniamo io te le muse l’aquila a due teste

la tua patria la mia terra questa è guerra

no aspetta

facciamo di meglio, io, te, le muse nel letto

 

e l’amore, tanto, solo quello.

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Bajour

Serpe nera

bestemmia

scendi,

 

 vuota coscienza

                                                                      dall’albero e delle stirpi

rami secchi, nascosta

qualche foglia d’oro…

creati anni, mattoni, traditrice promessa

costi o vanti, sazie

sciatte schiere di uomini erranti

che non parlano

di uomini

che non odono, di uomini…

 

inutili giullari manichini

                            turiboli in oscillo al soldo del giorno al vento del vanto

  

“miserere!!” viene il grido non la voce

allora ti chiedo se non sia un dispetto

rincorrere la curiosità dalla colpa

 

ora scendi

o sali dall’inferno

togliamoci il cappello

 

fermo!                                                             Vedi qualcosa che vale la pena perdere!?

 

Bello è l’altopiano che corre sotto il passo delle antilopi

Bello è il Camminare

 unisce l’edera al viandante, il seme del grano battuto

al bardone del pastore,                                  sancisce

         il ritrovo delle anime dell’industria

                                            con i loro contadini,

                                                        ricami radici delle nostre città.

Bello comunicare, cum maso, un dono offrire con chi anche non conoscendo parli.

Bello è un anziana signora che s’aggiusta la calza dopo il lavoro, davanti al camino.

Bello è la timidezza che c’è nei silenzi, quella purezza che c’è tra i passanti.

 

Ma di tutto questo non tieni conto

Serpe-fideiussore, rettile-coglione

devo fare i conti, la “mia” lingua non può tranquillizzarsi ad osservare, deve crescere

imparare

                   

                                                                                      l’Arte del Male-

òfide.   

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In dis pet timento

Amore. Sentimento. Rosa rossa, gambo verde

parte recisa con le tante spine

ma nascosto, esce fuori dalle tue labbra lo stelo

 e il solo bocciolo mi guarda

dalle tue gambe

 

 

 

e il sangue ne scorre

dalla tua rosa

 

incantate porcellane  …e tu che guardavi tutti con stupore  :-0

 le domeniche d’autunno incipriate a sposa                      

 

e ᵺattendevo fra le mani

 

 senza respiro

 

in cerca di te, affranto

Non sono felice, lo so! Ma tu ci sarai

passaggio e fuga d’azzurro in un cielo di piombo, caserma deserta

di bambini l’odore la libertà della campana del suo gioco

in oriente

 

Percorreremo insieme il cammino della conoscenza:

 m’annoia la ricerca

ti bagnerà la speculazione.

—-!!““sa tystnar viskningarna och ropen””!!!

Quante ancora grida!!

Quanti sospiri!

 

Cappelli di paglia ben portati

vorrei incontrati a Riga a bere Karkadè chiedendoti all’improvviso: “perchè?!” ancora non ci sei??

da vecchi contadini di Ribèrac

cittadina del mondo

a volo d’uccello in una Golf verde del 93

libera puttana

sei arrivata dove

chini sui campi, sui loro cappelli luce riflessa delle messi e degli anelli

 

Averti?:

adesso il mio dolore è peso

e la vergogna è delle colpe,

è un bene

che non ti ho

con dei bambini,

vi avrei amati troppo

 

Perché a frammentarsi è bene solo nel sogno

l’arte è costruzione concreta di questi…  ….sogni.

Nella vita ci vuole unità

                          e forse anche nei sogni.

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Il Nulla

Sguardo stretto inabissato cheto

lontani sport di polvere, amicizia

il blu della Tamoil, le case in costruzione

un uomo seduto al centro 19.30 – 03.30

un uomo: strette

di rose in abbraccio

azzarda guarda segna spera vela

basso

le torri degli amanti e crede.

Pezzi. Spine. Pazzi. Pazzo credo.

 

Passo denso scuro

sul marciapiede

lento

pezzi strappati cartelli

passo passo sguardo passo sguardo passo passo sguardo sguardo passo sguardo

guardo

il nulla.

Il nulla.

Il Nulla è la sensazione del niente.

 

Il Nulla è non sussultare, non emozionarsi più

il Nulla è non saper parlare che di se stessi

il Nulla è credere ai soldi

il Nulla è emozionarsi solamente del passato

il Nulla è un batter lento e trasparente, una mano all’altra stessa

il Nulla è deludere un amico,

il Nulla è sapere che tu sai che un altro sa che tu sai

Il Nulla è il non voler più dimostrare niente

il Nulla è l’essere tamponati da un auto di fianco e dire: “mi è venuta addosso una macchina!”   

il Nulla è non capire i bambini, i loro fuochi, le loro ranocchie e le loro fate

il Nulla è l’essere delusi da tutto

il Nulla è vedere che il sentimento che nutri non è sentito nella sua stessa intensità

 

il nulla è un concetto, quindi come forma cambia

ma fino adesso, passo lento e sguardo basso,

mi è venuto in mente questo di Nulla.

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Disteso: filo d’erba, edera di campo

Fatto di terra

 e di sole rubo cerchi di colore

i tuoi occhi che fuggono

IO DIVERSO DA TE

nascondo allora il viso come saltimbanco naive

strappo la luce alla luce

mi dipingo della tua sorte per sognarti me

e te amanti

          che si accendono in un vasto fiocco di neve

una notte d’autunno, in una brina d’Ottobre  

dove tu ancora non t’affascinavi dell’oriente

per saper risponderti, per coglierti un imprevisto

e fartene guida, stupore, amore

da uomo a donna

calce

in statua

che ci allatti d’affetto ancora il tempo…    

 

                                                                                                                     senza l’oriente

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cENTER

The child was born

between heaven and earth

into a silence of water

into a fire of two love

 

                      

                      

 

                

 

  …he will be my son

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Case pericol

a

              N

                                                       T

                 Iiiiiiiiiiiiiiii

ASA NISI MASA

ASA NISI MASA

ASA

NISI

MASA

 

         Sono sicuro che tra qualche tempo venderanno le librerie con gli scaffali

                                                                                 asserragliati in un lungo silenzio

            i libri inclusi

 

          come sono sicuro

     che mi sposerò una donna bellissima

 

come sono sicuro che amo solamente

                la  

 

            la

                   PUREZZA

 

         COME forse qualcuno

                                                   che veste solamente di nero usa

 

               “Spuma di sciampagna nero puro Soflan”

 

Interessante, il pensiero mi porta a notare delle uniche idee

 

               che veramente hanno un valore:

 

queste tre sono a dispetto (il dispetto è la chiave del ritornello)

di tutte le idee serie e mature

che mi hanno cercato d’infliggere gli altri

Il resto sono solamente idee pericolanti, protezione, domicili degli altri.

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.

..

                                                                                                                                     Al lettore

 

 

 

 

 

 

Se sei un angelo

 

 

 

          

 

 

 

                                                                                                     …portami via

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Sgarbo

Tal davanti mi si presenta Dante,

lo suo libro dopo tanti priechi,

Monda e Feltri non mi feci amante

 

     se ’lle figlie cederei a sguardi biechi

fortuna volle non fème  stimatore

a soddisfolle  ’vrei             un saggio sugl’aztechi!

 

cercato tra lo strale ho il fiore

com’è vero ch’ letame  tien la via

degli animali

                                                                       ritrova lo pastore …

 

così Dorè fu l’edizione mia.

         Multi-lai han dato sempre il prezzo,

dove l’uom è macchia di sodomia,

 

l’edizio mia di usato ha il lezzo!

Eh sì, con me l’Italia -cribbio!!- zompa

dei confin la storia dee perder ’l vezzo

ove d’interè la logica, ovè cultura non si compra!

 

…e novi pensieri! Pria de lo sfolio, già ero lacco.

Dirotti che feci poscia,   chè niente riescludi:

da rabbia, pel mondo

               vagavo fiacco

 

il viso basso, la cinghia lenta, gl’occhi rudi

scalzo,          nuovi sentieri,

                                                            vuoto     percorrevo

non capivo sotto il velame li tripudi,

 

di Dante, i versi, fin dal Medioevo

     da Natura                                                                        dama dai piè nudi

m’accompagno,

nel tempo coevo    alla stessa lettura

e ai nuovi effluvi. 

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Presences unquiet

 

assisto

 

un film

due sorelle guardano la terza che sta prosciugando nei sospiri

due sorelle guardano la terza che sta prosciugando nei sospiri

 

una sorella osserva le altre due, mentre viene accudita alla morte

l’ultima aria concessale dai giorni

…e suona

 

si aggrappa con le mani alle unghie

arpie che arpionano la poca speranza e forte trattengono le lenzuola, dei suoi ricordi

di chi era e di chi ancora vuole essere…  

arpe che arpionano la poca speranza ai naufraghi

corde che come arpie

                                                      pregano le lenzuola di odorare ancora di sesso  

 

Trattiene, le lenzuola dei suoi ricordi

suona                                          

                                                        prega, le lenzuola di un odorare ancora di sesso  

smesso

di chi era e di chi ancora è…                                                                                                                               

                                  …ritira

                          il capo                     si gira                       la pelle, sulle rughe

il centimetro    …………………………………………………………………………

………………………. fughe

                                                             e ne nascono di altre

starnazzeranno

slabbrate vene e capillari

scoppieranno

secchi e sfisici

                  i capelli

sotto il peso capposo di una cuffia

 

e le due sorelle guardano la terza che sta prosciugando nei sospiri

tisici.

 

Sfioriscono tutte

come fragili

fibre di venere

il quale sesso si rinvolta

raggrinzisce

implode ancora

dentro smesso, sfatto…

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Ouverture de adolescence

Chiudi a chiave la porta

i tuoi anni vissuti ingenuamente

non metti nessun nastro cosa importa

nessuno guarderà  nella tua mente;

                                         in fondo non strano pensiero presumo

lasciare libera la serratura

sperare per caso qualcuno

sbirciare con te laa vulva o una vita futura;

lussureggiare un uomo!!

annusare il suo profumo!!

E di lato alla finestra, le bambine non vedi più

giocare

i tuoi anni vissuti stupidamente

bastava scivolare i pantaloni poco più in giù

come Melissa, lei si! “..non aver fretta!!”invece

diceva tua madre saggiamente

ridacchiare, vezzeggiare, ammiccare…

no, di tua madre ti fidavi e le davi retta.

 

Ti avvicini e ti giri

i tuoi anni vissuti immaturamente

allo specchio, circospetta,

ti guardi e ti ammiri

ma a scuola i ragazzi non vedi prenderti da parte

vola via senza stare qua una parte di te

skeitando la musica ti porta lontano

ridicolo interesse, profano, senza perché

sperare che qualcuno ti noti per il tuo culo.

 

 

                                                     Così, metti su una vecchia cassetta

i tuo anni vissuti liberamente

siedi e sfili via la gonna

mica male, wow le gambe

sembri già una donna

segui la curva sulla stringa

sui tuoi seni, più sensibili,

bottone dopo bottone

pieni, si rizzano come birilli

al freddo colore del Mantegna

coppieri pieni del rosa di Pozzuoli

sbucano ora dalla camicia, rotondi

passano allora sul tuo corpo le dita

snelle e piccole soppesano in su

                                                     come colombi

                                                     vagliano, giudicano, scoprono

                                                     se il tuo seno è poco di più,

siamo alle scarpe
i tuoi anni vissuti maliziosamente

le sfili allacciate da piccole perline
e quelle calze che pian piano

scendono fino alla caviglia piena di moine.

 

 

Cento colpi di spazzola così si dice

i tuoi anni vissuti nel capire chi sei

maschere, difese, strati di vernice 

sembra fu solo tua quella vita surrealista

quell’infanzia senza l’occhio del carnefice

spensierata, lieta, a buon vanto: modesta

mentre tutte le altre a muovere le anche

con il corpo piccolo e il vestito grande

sembri solo tu rimasta,

                      

                                … a guardare lungo il mare

quello che succede sulla terra

può alla fine non interessare

ma così

succede di perdere la fantasia

non prendere parte alla vita

drogarsi

buttarsi via

 

……………………………………… eppure

quello che manca è sempre la compagnia

in questo nuovo mondo, la nuova magia

internet

quello che adesso chiamiamo tecnologia

potrà riunire queste anime sole…. ?

 

                                                                                il mio è un messaggio d’amore

                                                                                   per non credere che il presente sia sempre un errore

 

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La rivoluzione è un’ipocrisia

 

 

Il nemico non si vede

e si ingarbuglia la matassa, il gomitolo

scorre nell’acqua tiepida, è come un gioco

di tutti contro ciascuno

e prima o poi i ciascuno saremo tutti

perché la ricchezza aiuta chi è ricco

il potere è dalla parte del potere

alla miseria aiuta la miseria

 

è una guerra tra bande, una guerra di stirpe.

 

E il nemico non si vede…

 

Chi attacchi, chi fronteggi, chi protesti??

 

Prima il nemico era il prepotente, l’esecutore, l’assassino

chi aveva tutto e non dava a nessuno

chi proibiva, proibiva, proibiva

il feudatario, il gerarca, l’inquisitore

estorceva, estorceva, estorceva

un nemico localizzato.

 

Come sigilli di sughero

a belle e spumeggianti

bottiglie di champagne

ora permettono che da soli ci priviamo di valore, di autenticità

 

il lavoro (,,,che nobilita l’uomo si diceva!!)

ora l’unico…che mobilita l’uomo nel suo andirivieni precario.

 

Ma noi dove siamo finiti?

Veramente la nostra vita è il nostro lavoro…??

Lo sforzo di essere sempre all’altezza

per sopraffare;

vuol dire che chi prima combattevi

ora vuoi essere

 

la rivoluzione non vale una cicca, la rivolutio è stata un’ipocrisia

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Militi in cerca di sua schiera

Lottare per delle idee

in una società ipocrita, pornografica, mistica

in un organismo assente,

avere gli occhi sul mondo

e il cuore in una regola

questa è la vostra miseria

 

tutto è una scusa

presente violato dall’assenza

 

mi scarnificate nei vostri comportamenti stagni

nei vostri calcoli suppostamente coerenti

falsi e mi obligate a farci delle operazioni

assecondando i vostri miti,

interponete alla mia ricerca del bello, del nuovo, della luce, del colore

le vostre mestizie di ufficiosi burocrati

serenissime dita affusolate nel cesso

le vostre noiosissime imprigionate vite,

tempio tugurio della materialità del tempo;

 

questa è la vostra miseria.

 

Vi scomponete come prismi colorati

in un chiacchiericcio vuoto, per me asfisiante 

per ricomporvi

rispondenti al frenetico narcisistico bisogno di essere visti.

questa la vostra miseria.

 

Pezzi di ferro arrugginiti,

nelle vostre dottrine diligentemente imparate,

fatte accettate,

mi angustiate gli attimi eterni

con le vostre delucidazioni povere, delegittimazioni eteree, schematizzazioni imbarazzanti

quello è quello perchè diverso da quell’altro..


Essere schiavi:

poter essere guidati

e vi vergognate del rossore di una porcellana antica.

 

Peoccupati sedete nelle vostre schiere

a tenere il giogo

del fatto già ufficiale

come schiavi in catene nel fango

abitate cimiteri in pantofole

preoccupati che si possano sporcare;

il vero pezzente è chi è povero di fame di libertà:

 

questo pensiero scorporato cameratescamente

sconfitto storico nelle sue funzioni e strutture sociali

e eterno nella sua ideologia fascista

si fa vittima il Sud del mondo.

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Sociometria

Dai, amore, fermiamoci qui

a rue de la gogne 33!

e cosa danno amore!?

 

tra un pò ci saranno i negri ambulanti

che verranno manganellati dai cops, amore.

e perché?

 

…perché qui gli è proibito vendere le loro vite

eroina e borse contraffatte di Saigon.

 

due cuori che s’incrociano nella notte

di culi e tette

pisci animali

psichedelici, ossessione

due cuori  s’incorniciano la notte

in spari artificiali

nelle vie del porno 33

sotto le dita stelle delle rughe del cemento

la bocca in un bacio di bitume dolce marcio

sangue verdi di siringhe passate

fluidi degli inferni, finti paradisi tra i demoni che si illuminano

di finti genitori

                             di bimbi di troppo,

                                                                                             soli prigioni

                con chiodi nella testa

                                                         e convinzioni

due cuori inciampano nella notte

piroscafi di film muti

baluardi di tv romantiche

spengono il cervello perché ti fanno sognare,

e cespugli di nostalgie

divengono ancore all’eterno

 

uomini di oggi

impauriti di tutto

dipinti di niente

serietà

due cuori s’innamorano neri

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Anche Cristo andava a puttane

Condizionato

intriso

colpevolizzato di colpa cristiana

 

macchia

 

colpa di crisantemi

di creta

grano Creso

colpa di credere e di non credere

 

come, ferri a uncino unti

di carni appesi al camino

il fuoco annerisce, i pensieri…

 

e cerco di liberarmi

di sradicarmi

di sfrangere il corpo in pezzi di specchio

 

per abbracciare il mondo

pur di non esistere

 

La violenza moderna delle masse.

Chi mi decreta a giudicare?

Chi decreto a mortale, giudico.

Dove mi arrogo la presunzione di sapere

di purezza, di giustezza

infine

 

di poter dire???

 

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A brazi verti

 

A brazi verti spetando el mar

Xé sempre solo de spetar

diseva mio nono

ma mi no iero zà vecio

e volevo eser denovo picio

per abrazar la gente e saltarghe in doso

senza gnanche pensar

che no la ga più voia de amar

 

Una volta

 

Ci accartocciamo come vecchie cartoline

bagnate dai ricordi

Lanciamo segni sbiaditi

tra fumi di sigarette e caffè

Ridiamo a squarciagola

per non piangere della nostra stupidità

Poi andiamo a letto, presto incontro ai sogni

sperando sinceramente di non sapere

quello che vedremo domani

 

un abbraccio

andrea (tuo nonno)………………………………………..

 

 

…………Mi sentivo tintinnar le braghe

           il polso tremare

           tendere le vene ferite

           nel tenere la pen dall’emozione

                    come si,

                        chi il palmo al sole, al semaforo tende (ora so)

 

           tu di là dell’oceano immaginavi il nostro incontro

           io di qua

           lo ricordavo

 

           mi piciolo in triestin scrivevo (ne ho ancora le tracce!!)

           tu

           già del nuovo mondo con nuova lingua

           preferivi ricordare

           quella

           che pure della madre

           era la madre

 

           ora tu non ci sei più

           fredda ho visto la fronte

           la salma tua come un perpetuo cercar di ricordare

           corrugata adusa sola

           il nostro ri-incontro non è stato più

           e mi vivo dell’ultimo

          

           ora anch’io sono nel nuovo mondo, dove eri tu

           e Trieste

           è solamente quella poesia.

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America

e guardo

nella pampa non c’è né umidità ne tarli

 

tra croci bianche e fili del telegrafo muti, ologrammi di santi, vedo gli americani che pregano

 

di rivedere giù dall’alba tra la polvere

le materie prime ritornare a rivendersi

le puttane a ripitturarsi le unghie

di un charleston limone come vendessero la luna

l’unica donna malinconica e felice

alla danza degli altri..

 

e gli intellettuali

con poncho e speroni, a bere mate

a prenderti per il culo la lattina, l’aquila e la torta di mele

 

nella grande terra del Sud.

 

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Indrè

Sporca e pulita

bionda e nera

 

senza sussurri a chi non ti ha,

intatta come i frammenti di un vetro nel riflesso di un altro,

pianto

di altri,

occhi

di altre..

       

           presto ad asciugare…presa dall’andare

 

uno spartito celeste nel vizio

un vizio spartito tra i vicoli della fame e dello spreco

 

gli àuguri del niente, i nostri occhi frantumi nel cielo.                       

 

Eppure come in ogni colore c’è anche altro..

altro di tutto

un blocco di tufo poggiato su disegni di coralli,

paesi sonanti

grasso, strutto, bestiame,

freddi pascoli tra piane e ghiacci

Lituania

il tuo cercare del sole oltre la siepe,

la sfrontata trascuratezza dei ragazzi poveri

 

e l’invito “a rientro” di un volerti bene..

 

 ..dopo un sonno

un solo sapore

sulle labbra umide

un bacio, latino

il mio mistero come una rosa

 

nella foresta nera.

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Cavatina…

…cavatina…

 

 

 

e

 

vento                                   divertente                             fresca radura la Natura

 

                               spezza l’erpice della cultura

antropica, pesante

                                                                                      sua creatura:

ugello, serramanico, bitume

                                                               e notte…

vento forte

vola e sorvola

 

                                       fa sentire d umana specie

 

e quando non rotola più sui capodogli dell’erba; sulle fresche insalate

sulle onde verdi  delle sue rivoluzioni il riflesso;

il sole

sono grasse risate e lontano dal cemento

a piedi nudi

    interludi      intensi

                     spruzzi                       

                                             una pisciata

solo

con lei

nuda

                           NATURA

scrivo  e sono stagioni

arnesi bestiame

cucine, terre e odori dal paese

piccolo e lontano

vorrei fare amore

vorrei vivere amore qui

RIFARE IL LETTO

con te fino e dopo a mattino

in campagna

di lune

e bagni

e bambini, e vita vita VITA VITA VITAVITAVITAVITA …e solo quella

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Renata Polverini

 

Depreca scisma chi la scimmia tiene matta dentro!!!

Lettori, letamai d’un secolo

che sogna d essere qualcos’altro.

Decisa giustizia rende

idea dopo idea

l’ospedale è proprietà

sicurezza

diritto

dovere verso noi stessi.

Ci imprigioniamo senza combattere

in un vuoto assoluto di 50km?

Ci rastrelliamo da soli le orme di chi prima di noi

ha guadagnato un valore?

Noi siamo lo Stato

Nostro il lavoro, il sangue, la vita

fedeli amici cittadini

è qualcun altro che ci ha tradito!

L’ospedale non si tocca

l’abbagliare d’un cane

in una notte solitaria e povera

il No

è la presa cosciente d’un identità,

finalmente collettiva

straniera volontà

di chi non sottostà

ad una Storia

che altri vogliono che sia.

 

Da un bacino che risponde d’utenza

di destra, sinistra, laica, cristiana, migrante

voltare le spalle distinte

e quello che risponderemo sarà NO.

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Una domenica in settembre

Parto per lidi desolati

dove nessuno è ammalato, dove nessuno è sano

cammino sospeso


                    a chi mi chiedeva:  <cosa ti serve per scrivere?>                                                                                                                                                                                       “un furgone!”                                                     

era la cosa più ovvia…..

Non amando non mi amavano!!

solo

predestinatamente

solo;

 

preferisco partire su maree ormeggiate in cattività d’audaci sponsorizzati

                                                                                                                                                    fsssssssssssss..…

                                                             

                                             plop

                                                            

                                                          sterilizzo

                    

                                                                                                                                                             la scuola del valido    

perché conosciuto!!

spodestato immacolato mi socializzo

 

dorato passante

,dove nessuna è la mia patria

,dove nessuno è il mio bastone

non quello dei natali

non quella dove poso il cappello

,sospeso

                             così

aria

 indispensabile

 sono l’ovunque.

 

Un commerciante d’emozioni,

di storie, di racconti

che l’economia chiama rurale e non chiama miseria…

 

non saggio sulle ali della meditazione

non giusto tra i giusti

che sentenzia il progresso nel PIL?

e che giudica con dove proviene?

I preziosi cimeli sono non più sui mobili dei salotti ma sui profili di facebòok

cammino sospeso

come un uomo con la sua macchinetta

 

fotografo la morte

 

 

 

tra sembianti umani, paraffine e stucchi,

riparo,

 

e cammino sospeso

 

per sbaglio ho svoltato l’angolo dalla via centrale,

dove la televisione antica signora

t’insegna che il fuori è un brutto mondo

e tra le sue cosce i suoi programmi è salvezza

 

tra sembianti umani cammino sospeso

 

e

per un attimo scopro che faccio schifo

e per un attimo non sai chi sei

 

cammino sospeso

cammino sospeso

in deserti di sale dove il mio deserto

è la compagnia

e cammino sospeso

a scoprire

 

che sono come voi

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Un incubo a viso scoperto; subire un’occupazione.

Violati nell’intimo, estranei a casa. Non hai parole per esprimerlo, le cerchi, non ci sono. Nel cuore trovi una ferita e i pensieri si trasformano in lacrime; non è come trovare la tua casa sottosopra, svaligiata dai ladri, ma è la palpitazione di un silenzio rotto, la paura di un sussuro origliato, qualcuno che ha tramato in quello che pensavi essere il tuo buio ed ora sta usando il tuo nido. Qualcuno si è intrufolato di nascosto dentro casa tua, approfittando delle tenebre mentre tu non c’eri, e questo qualcuno non se ne vuole andare. 

Siamo a Roma, siamo di mattina, è il 9 maggio del 2013, arriva una telefonata: “vieni, subito! ti sono entrati a casa…credo te l’abbiano occupata”. Tu non capisci. Poi sai che nelle case popolari queste cose succedono, ricordi che tante volte te ne hanno parlato. Metti in conto che hai 28 anni, che sei innamorata, che stai per laurearti, dopo una vita di studio in storia dell’arte, una tesi difficile, portata avanti in quella casa, con costanza e coraggio, condividendo le spese con il tuo nuovo ragazzo, che casualmente ha una tesi anche lui su un argomento che tocca la Francia, il romanticismo, l’amour.


Torni a casa, trafelata, non capisci ancora cosa sta accadendo. Sei innamorata e hai lui accanto. Quella persona che troppe volte ti ha fatto sognare, dimentica per brevi momenti della triste realtà della contingenza delle ristrettezze economiche, della precarietà della situazione in cui vivi. Non è possibile, continui a ripetere. Ma sai quale sia la realtà, sai che è possibile. Ora il tuo vicino te ne ha dato conferma con quella telefonata. Case popolari di Vigne Nuove, Tufello, il nord-est periferico della capitale. L’appartamento è al piano terra, entri nel portone, i tuoi occhi cadono immediatamente sulle cassette delle lettere e cerchi la tua personale, la trovi ma non c’è più il tuo cognome, è stato tolto, strappato, lo scotch tiene ancora attaccati dei pezzetti di carta: percorri allora il corridoio decisa. Sei davanti alla porta del tuo appartamento. Un pezzo di quaderno a quadri con due nominativi sulla porta. Leggi. Tremi. Guardi lui. Ma sai che non è quel dio che credevi potesse risolvere ogni tuo guaio. Ora è impotente quanto te. Lui aspetta. Sei sola. Guardi nel buco della serratura, la tua serratura, della tua casa. Ci sono altre persone.

Non sei intimidita, non puoi permettertelo. Quella è casa tua e ti basterà chiamare la polizia. Nel frattempo sei spiata dall’interno della tua abitazione mentre tu attendi che qualcuno risponda al 112. “Ciao! è casa mia!” Escalmi, ma la tua voce è rotta ancora una volta dal silenzio dell’attesa. Il centralino ti fa attendere il reparto. Cade la linea. Nel frattempo avanzano due persone nello stretto corridoio del palazzo fino alla tua porta. Ti passano accanto. Bussano, entrano. Tu, attonita. Difficile trattenerti, ma lo fai. Tremi e sei confusa. Ma chi sta in torto, chi è in casa di chi?

Dopo mezz’ora di attesa al telefono, il tuo ragazzo ferma una volante della polizia che però stava cercando un altro numero civico e difatti non è per te. Devi ancora attendere. 

Finalmente ecco che la polizia della stessa volante parcheggia, aprono lo sportello e incominciano a farsi spiegare cosa è successo: nominativi e documenti. Sono di fretta però; erano per un altro caso. Spieghi la situazione: abiti in quella casa da dieci anni, all’inizio con tua nonna e poi, dopo il suo decesso avvenuto due anni fa, da sola. La casa è un appartamento dell’Ater, l’ente che gestisce, per il comune di Roma, le case popolari. Avevi lo status famiglia con tua nonna e la residenza in quella casa, ma il contratto, spieghi, non è potuto passare direttamente a te, perchè tu sei la nipote e tuo padre, l’unico figlio, è morto anche lui, quando tu avevi dodici anni, prima che andassi a vivere lì. Il contratto d’allocazione non è a tuo nome, quindi, e tua nonna è morta. Spieghi che sei abusiva per l’Ater, ma spieghi anche che paghi, per questo, un’indennità d’occupazione e l’Ater dunque ne è a conoscenza. 

I due poliziotti scendono dalla macchina e si fanno aprire dagli occupanti della tua abitazione. “Cosa succede?” “Niente agente, noi risediamo qui”. Sono tre donne all’interno e due bambini, uno ancora nella pancia della mamma, mentre un uomo fuori dal palazzo guarda cosa succede da lontano. La donna mostra subito un certificato di assegnazione di residenza e un foglio della Asl che attesta la sua gravidanza a rischio di aborto. Assoluta tranquillità. Gli agenti s’immobilizzano. Tu capisci tutto e ti cade il mondo addosso. Guardi il tuo ragazzo, lui capisce meno di te la logica di tutto questo, ma intuisci dal suo sguardo la tragedia. Ti fanno entrare dentro casa tua, ti spiegano quello che succede, tu provi a difenderti, dici che paghi regolarmente l’affitto, le utenze sono a nome tuo, hai la residenza, hai scritto all’Ater tutto questo, l’Ater sa che non hai il contratto d’affitto a tuo nome e che stavi aspettando una sanatoria, come spesso ti avevano detto succede in questi casi. Ti difendi, perchè piano piano vedi che un cerchio di fuoco si stringe sempre più vicino te e con esso la terra intorno sta franando. Cerchi di ragionare, pensi chi sei, pensi a tua nonna dagli anni ’90 residente in quella casa, pensi ai Natali, alle feste passate lì: con aria di gioia, di luci, di colori, di profumi dei sughi che tua nonna e tua mamma cucinavano assieme. Tu e tuo padre, quando era ancora con te, che aspettavate trepidanti, felici, tu stretta e sicura in quelle braccia enormi da muratore, che ogni giorno si svegliava alle cinque per farvi vivere a te e alla mamma in sicurezza, che pensava a non farti mancare, in ogni minuto della giornata, un sorriso; tu stretta in quelle braccia, arse dal sole, che ti nascondevano, sotto quel faccione buono, eri contenta, una reginetta, sognando i vestiti delle bambole e la vita delle piccole donne. Ed ora ti trovi a doverti difendere da qualcosa che non concepisci. Ci sono delle persone in casa tua e la polizia sospetta di cosa? “Ma cosa vuole?” ti domandi. “Cosa aspetta a buttarli fuori, invece?” D’un colpo la ferita all’intimo, il tuo cuore, come l’alcova della tua famiglia, è squarciato: una delle donne esclama “Agente! Guardi, un’ ingunzione di sfratto in data 2011” Sei in torto? Ma no! Non può essere, sei abusiva, ma sarebbe da mettere tra virgolette, pensi; tu avevi risposto a quella ingiunzione di sfratto e difatti l’Ater ti aveva aumentato l’affitto. Sono passati due anni da allora e non ne avevi saputo più nulla. “Aspetto la sanatoria” continui a ripeterti. Ma non puoi, questo, dirlo agli agenti, sarebbe come dire loro che non sei nel giusto ma… Niente, non capisci più nulla, dove è il male e dove è il bene? Lì dentro ci sono dieci anni della tua vita e gli agenti, eccoli, che ti spronano a far presto, a raccogliere le tue cose e andartene. Le tue cose? Le tue cose quali? Dai termosifoni, allo spazzolino da denti, al tavolo, alla cucina fatta su misura per tua nonna che era piccolina, è tutto tuo. I vestiti, le foto, i libri, le piante, la lavatrice ancora da fare, il cesto con i panni sporchi, il regalino da incartare per domenica che è la festa della mamma. Cosa devi prendere? Piangi.

L’agente t’incita ancora a raccogliere le tue cose e afferma che avete tutte e due diritto a stare lì. Come è possibile? La residenza ancora non ce l’ha questa donna, è solo una richiesta; e poi chi gliela darebbe in municipio una residenza già assegnata? E perchè allora devi andare via tu? 

Infrazione di domicilio, per questo sono state denunciate quelle persone. Quindi significa che è appurato che sono occupanti, e perchè allora sono ancora in casa tua? Il giorno dopo vai all’Ater, spieghi ciò che è successo, non hai chiuso occhio e quelle voci si sono traformate in mostri che ti divoravano: tante altre donne dichiaravano di essere te, e tua madre, tuo padre, il tuo ragazzo, nessuno più ti riconosceva. Dal sogno alla realtà: i funzionari dell’ente ti dicono, dopo avergli spiegato cosa è successo, per nulla  sorpresi, che questi episodi succedono molte volte. La confusione aumenta. “Ma come, non fingono almeno, un pò di compassione?!” Gli chiedi come farai, “dove va a dormire allora la gente a cui è stato occupato l’immobile?” E ti senti rispondere, con arroganza, che tu non sei di diritto proprietaria di quell’alloggio, che per di più sei abusiva, e ti senti ingiurare  perchè avevi lasciato incustodito l’immobile, che quella donna è incinta e che non è affar loro dove vanno le persone a dormire. Sei completamente sconfittà. Non trovi le parole per ribattere alcunchè. Sei tu in torto allora! Tu che hai cercato di fare sempre tutte le cose che ti consigliavano? Tu che ti sei sempre sentita in colpa appena qualcuno si lamentava di te? 

Allora poi ti richiudi dentro di te, su un autobus che ti porta da tua madre, in quella vecchia cameretta e ti chiedi se sia possibile che la donna sia rimasta incinta premeditatamente per occupare il tuo alloggio e rimanere lì? Possibile che l’Ater non abbia battuto ciglio? Forse sapeva? Perchè la polizia ti ha risposto che l’unica soluzione era che tu o fossi rimasta lì con la forza, in casa tua, o che adesso, con “quattro amici grossi” fai quello che hanno fatto loro a te!! La polizia? Perchè proprio il tuo appartamento? Ci sono tanti immobili vuoti. Come facevano a sapere che tu dovevi avere una lettera di sfratto? Chi è che sapeva che il tuo contratto d’affitto, di cui pagavi un’indennità, era ancora a nome di tua nonna? Chi lo sapeva? Chi sapeva che eri una ragazza sola, senza papà, indifesa? Ti rendi conto, alla fine, che eri tu quella a non sapere niente….

11/05/2013 Polizia municipale IV municipio. La ragazza che ha perso la casa e che sembra la polizia non possa fare niente, ne esce con la giovane schiena ancora più abbattuta. Si è scoperta di fronte alla legge, nella sua disillusione, amareggiata, con gli occhi che bucano una tela su cui non è dipinto niente, quando vi dovevano intravedere la giustizia. La legge è un’interpretazione più o meno congeniata. Alla domanda della ragazza rivolta al commissariato di municipio, su come fosse possibile che quella donna, che ora è in casa sua, abbia la sua stessa residenza e nessuno ha visto che quella residenza fosse già assegnata; la risposta è arrivata come un ammissione di colpa: all’occupante gli è bastato aggiungere “piano terra” ed ecco che gli indirizzi sono due diversi. 

Non ci sono parole da gridare, rancore da esprimere, c’è solo sgomento, sgomento e impotenza contro quello che sembra a tutti gli effetti un unico sistema, un’organizzazione bene informata, che sa come muoversi, perchè, si vede, già operante nel settore; dove tutte le parti sono d’accordo contro, continua a sembrare, solo una piccola ragazza di 28 anni …e ora vorrei tanto che qualcuno mi smentisse.

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Rubiamo al futuro

Speriamo non dovrà mai venire quel giorno,

quel giorno di sveglia senza più tu, 

quel giorno dove gli occhi non avranno dove specchiarsi l’anima e

un noi in un bacio, uno sguardo d’intesa, una mano sull’altra che dice “dai!”

quando quel silenzio sarà,

un orma vuota lascierà nei miei occhi la luce

e se ne andrà sposa morente lacrima,

l’amante contrito, dell’amata il tanto amore trasuda

e sovraccarico d’amore, qualsiasi torto porta a galla

perchè il bene è sempre quello più forte del male e

l’amante s’accascia e deplora il perdono.

 

Come un mattino sperduto

cadutomi al mio fianco di un risveglio triste

tu sei il mio angelo che non verrà.

 

Allora negarti qualcosa è come lasciarsi denutrire alla finestra con le sbarre

e i fiori rotti, come forse è il tuo cuore, chiocciola

perchè gli uomini sanno solo vedere il male,

invece di volare via 

come fanciullo canta il suo sorriso latino natio

come i poeti, gente strana, facevano una volta.

 

Possibile un giorno io mi accorgerò 

di quante sbarre avevano i tuoi occhi

nidiati come colombi raccolti

ed io non li ho saputi salvare.

Non trovavo lo spicchio di sole, la gemma dorata di rosa porpora da regalare

il verso giusto da cantare, al tuo cuore, amore!

Uscirà dal feretro della tua ultima delusione

quel liquore sporco lasciato dai marinai

come vecchie robe vittime di una svista

ed io non avrò suonato quella per te 

la nostra ultima serenata porto.

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Assoluto

Quante volte si ha avutol’esigenza di sentirsi entro e nel ed essere assoluto?! L’assoluto non si può spiegare quasi perchè le stesse parole che possediamo nei nostri sistemi linguistici non bastano per definizione: queste stesse parole escludono, circoscrivono. L’assoluto…

l’assoluto, la polverizzazione di una materia ed insieme la senzazione suscitata da quella: viva, presente e nel ricordo, contemporaneo, non esiste; in qualsiasi caso se ne avverte l’incompletezza e se qualcosa è incompleto è comunque parziale e non assoluto vuoto. L’assoluto è qualcosa quindi di totale ma not touch.

 

L’assoluto non dovrebbe possedere nemmeno un qualsiasi alone divino o essentiale, perchè sarebbe etereo quindi riconducibile all’eterno; una sostanza eterna è senza tempo naturalmente perchè il suo scorrere corrompe, commuta e qualcosa di divino è immanente, immutabuile e perfetto…allora forse è quello l’assoluto.

 

 

 

 

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La Maliosa

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…lo sguardo a ponente è immobile

 

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lo sguardo a oriente è immobile

 

legittima l’insieme

le barche

come stelle di costellazioni irrorano lo specchio affogate nel latte

contorni d’un isola blue

confonde

i colori del cielo 

quelli del mare riflesso,

l’isola , l’isola delle sirenuse

                                                                      solo di una tonalità più scura gli alberi bruni;

la donna

sembra sommersa

solo il busto vi guarda

addormentata

come donna di fianco a tergo sul letto

 

li-galli.jpg

 

al largo di Positano

dove sulle pendici bianche del suo monte

il paese sorge scolpitopositano20case20colorat.jpg

in maniera di versi non più antichi

caduchi, estinti

come le barche immobili

dell’ipocrisia, il tempo.

 

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Nuove forme di… culture.

…e il sole sorge da una terra sconfinata in una terra sconfinata…dalle alture bianche ai picchi scoscesi su praterie sterminate verdi e gialle, su città e mari sconosciuti alla loro immensità, e poi ancora su numerosità di steppe, su ghiacciai…immensità potenti uniche… E poi alla fine Sole…

…che tramonta e sorge, da qui tutto: questo dobbiamo rammentare in ogni dove e su qualunque cosa ci cade lo sguardo. Su qualunque azione ci apprestiamo a cominciare.

Dal mangiare al fare l’amore, dal legiferare alla lettura di un libro, l’inizio di un nuovo viaggio, di una nuova persona, di una nuova cultura; un differente modo di pensare per sempre unico.

La terra è una e toccata dalla stessa acqua, sotto lo stesso cielo che l’accareza…

watch?v=HtF_yRZNUgA  

Enia – Only time + Wild Child

cielo, immensità, serietà, genitori e figli, amore

sole sopra le nuvole.jpg

 

La tavola periodica degli elementi è una. L’istinto alla sopravvivenza è uno. La ricerca di piacere è unica.

Il modo di rapportarci a questo grande sistema unico e universale, per tutti diverso è la Cultura, dal latino CòLERE coltivare, dalla radice del sanscrito C’AL-AYAMI spingo innazi, mi muovo…

Il movimento, il movimento è un elemento imprescindibile e connaturato di qualsiasi forma vivente. Senza di esso si muore. Tutto vive grazie al movimento dal ruotare delle stagioni alla fotosintesi clorofigliana.

COLÈRE ha anche significato di accezione morale quale: attendere con premura quindi potrebbe essere per traslato rispettare. Il rispetto è qualcosa che si guadagna con il comprendere nella sua profondità la diversità e si comprende conoscendo e si conosce muovendosi e si vive.. è quando si fa questo che si venera, si rispetta si ama.

Se pensiamo non discosta poi molto dal primo significato, quello di Coltivare perchè il contadino difatti coltivando, attende con premura lo spuntare della piantina, poi del fiore e infine del frutto…che ridarà il seme, la piantina, il fiore il frutto.. ; è il coltivare la prima forma sicura di sostentamento. Da dove ha iniziato per l’uomo lo stanziamento? Dal coltivare, dal mettere a Coltura infatti.

immigrazione, leggi italiane, amore per il prossimo, lamentarsi, segregazione, vivere in società

 

 

 

 

 

 

Il movimento di popoli, di culture verso altre culture è un processo naturale di simbiosi, adattamento e confluenza verso un unica convivenza; è la Natura, che parla.. la Natura e i suoi processi, i quali accolgono il tempo e pazientano ognuno il tempo dell’altro.                 Questa è una società colta.

L’emigrazione è la linfa che muove il mondo, il sangue che muove il corpo.

rosarno, conseguenze immigrazione, leggi italiane sull'immigrazione, amore per la società, amare il prossimo, come te stesso

Il sapere allora non è cultura. Perchè tutto cambia e come si può sperare di sapere in forma definita qualcosa ch’è intriso in un movimento globale, universale, storico, ontologico? Allora forse la cultura è istinto acquisito dall’esperienze e sedimentato… perchè si sa di non sapere niente. Il sapere quindi è fallace.

La Cultura potrebbe allora più essere l’aspettare. Aspettare di sapere, conoscere, coltivare, dare nuovi semi e nuovi frutti.

La cultura è quasi silenzio. . 

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Avete mai visto quanto è bello questo sole di grano o gli ulivi sotto il vento di maestrale nell’argento di maggio?


Il mio urlo 

è un ennesimo risarello

aspetto che irrompe nel vento

ai più

 

vuole invece ed esige dov’è il Sigillo;

l’Emblema Corale

il Sacro Marmo

il Palmo teso

                                                      ….ma deflagra nella sciagura                

                                       aspira a disperdersi

                             diventare Infinito…

e finisce nella stanchezza

nell’ultimo grido

nel vittimismo

 

“non sarà mai”

 

Dov’è il Marchio

l’Odore di Te

la Potenza

l’Atto creatore?

 

Appoggio il naso in un ampolla d’acqua e sento 

quel vuoto cosmico crea metà dell’ossigeno,

quello che ogni vera Donna

è per ogni vero Uomo:

è il suo odore

 

e viene il mal di testa se aggrotti i sopraccigli 

se non fai respiri forti 

con lo sguardo che si perde oltre i confini,

rattrappisci le meningi con le preoccupazioni

e si fa buio prima della sera.




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Amico


Esco.

Esco .            

Esco  .

 

In faccia a un muro    urlare

Grida

                    Grida               Grida         Grida

      Grida

            Grida            Grida                Grida

scomposte

Gridare

per farsi ascoltare                                                                                 !!!!!!!!!!!!!!

per far sentire che qualcos’altro esiste

 

gridare                                     lasciare allo scheletro

                     

                                       distruggere per quanto si ama

distruggere se stessi

in nome di niente

in nome di qualcosa CHE NON SI SA NEMMENO

gridare

      gridare          

gridare nel bosco

nel mare

nelle grotte

ad ascoltare                     la voce

l’agognante sensuale famelica solitudine

il silenzio del caos;

sguainare dal fodero la spada e incominciare a lottare.

per

RiEMpIRe il teatRO

per sedurre

le ultime parole

 

                      e strapparle al tempo

   per ora   

                                                                               

                                                                sono solo attese…

 

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Route 66

Route 66

poesia… solamente …quando tutto sarà tolto 

 

il sudore di  tempo l nto 

                                 marmitta  s  n ata,


l’ommmmm bra di un pesco m rto

e  giro  vite del crik se co;

ch  ve da cinq e 

unta

nelle mani che pu za o, av ent ri 

ab tano la stra a, am no la birra

 

66!!

 

fumo tr  quillo

una sigaretta nel sedile della nera 

l’Honda Accord

sulla 66

è poesia…

 

questa è la strada questa la melodia

mothorway rapsody 


http://www.youtube.com/watch?v=J7qjrKTvPA0Kick on 
Route, 66!!

 

 

dove c’è libertà c’è ricchezza

              guardando le rondini d’aprile

ritornano.

 

Ascoltavamo swing da una radio squassata che trasmette solo Jazz

rumori sospetti piccolicolpetti

sono i due copertoni  di tela  da cambiare

o gli altri due nel bagagliaio!?! Radiatori squassati

ubriache

sui pistoni vaccillanti nelle autostrade cimiteri americane

 

Se conosci la “tua” strada, ci andrai… Puttana!

Ora prega il pane che hai e conserva intatti i tuoi sogni

vetture confitte a capo all’in giù nel cemento di Cattelan

dove erano i cactus quando cambiasti i santi?

 

Autocarri fermi

bronzine liscie cantano cazzi dritti di trompero brasiliani

tranx sulle statali

relitti nel deserto

catenacci morti

bugie e candele a chi non piace il silenzio

che cade

il tempo lento

della route 


66 Bruce Springsteen & Chuck Berry – Johnny B Goode 

 

 

….wake up wake up wake up…



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Un’amicizia

 La creazione:

 

la figura viene fuori da sola

inarcandosi

contraendosi

contorcendosi

lotta e smania

tra le mani degli artisti

sotto e protetta da esse

trova l’uscita dalla transitorietà la vita

incandescente e viva

mostra voluttà nella sua ultima parentela del dolore

in un’inevitabile fermo movimento

 

di ricerca…

                                                      

                                                     magicamente

 

come la donna

che in un istinto di lotta e ruolo

vive la sua

maternità

 

 

come le mani

di un amante

ricercano

la felicità di una donna

tra le sue danze e i suoi canti

 

 

come liturgie di vestali d’inverno

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Vis

Vvvvvviiiiibbbbbb  rrrrrrrrrrrr aaaaaaaa  a…..

                                                                      la sciaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

sottile

       del vento di Novembre

su suoni confusi

che

 

 

          d   e   b   o l  m    e  n   t   e

 

 

                                                                                                                                                                     cercano

di comunicare.

Non è la semplice presenza

che permette d’esistere

ma

                                     il suono

che per lo scopo

partecipa

AVIDAMENTE

        Immagine.jpg

alla giostra     


del reale:

l’omogeneità del reale viene così a costituirsi

su partecipazioni

e fugaci rapporti

                                            di utile e necessario.

 

                                                                  VVVVVVVvvvvvvviiiiiiiiiibbbbbbbbbbbrrrrrrrraa aaaa aa aaaaaaaa       aaaa

                                  aa            a.      la scia   del vento……..

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Zero

Parlando desideravo.

Desiderando rimanevo           

                          quasi…stanco,

del colore dei massi di terra dal fresco rezzo adombrati.

Neutrale

 

o

i

o

s

opaco.

                                     Mentre non accarezzavo

altra idea di irrumarla

teneramente

melodioso

 

sorprendendone il confetto,

un grillo

che al canto vibri e al gioco

sappia correr dietro

alla remissiva pace dello sfinimento,

 

Furente carnalità.

                                                                  Ultima valenza.

                                

so

defluirà nel rinvio

di quello che potevo

ma non ho avuto,

la comunicazione,

arengo comune sessuale,

allora svanisce,

insoddisfatta e perplessa

diserta

l’arte alchemica di farsi interrogabili in un ascolto silenzioso.

 

e tutto torna a zero

 

“La vita è un complesso di comunicazioni,

  un programma di relazioni che trova

                                                                       – vita in motu ab intrinseco-

 la propria forza PROPULSIVA in se stesso.”

                                                           – J. Ki-Zerbo –

 

                                                Parlando desideravo.

                         Desiderando rimanevo

                                               quasi…stanco

neutrale

o

i

o

s

opaco.

                                     Mentre non accarezzavo

altra idea d’irrumarla.

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“Ubi homo, ibi societas. Ubi societas, ibi ius. Ergo ubi homo, ibi ius”.

l'alba del nuovo mondo.jpgQuesta frase latina è stata vergata da chi il diritto l’ha inventato. Ora a quanto pare il diritto di avere le stesse possibilità, con i dovuti calcoli di margine di svantaggio: figli a carico, vedovanza, handicap ecc ecc ecc in Italia è sempre più difficile.


Senato romano.jpgSecondo il rapporto Ocse 2011 il grafico costruito sul coefficiente Gini (Corrado Gini economista degli anni ’20 e direttore Istat) l’italia è al 57esimo posto su 124 paesi, per differenza di redditi. Il dato rilevato sull’Italia comunque è reale e in rapporto con gli altri paesi dell’Europa è al terzultimo posto, prima di Portogallo e Gran Bretagna, dove però l’ottimo welfare fa garante lo stato della regina, di una vita dignitosa alle persone. La differenza con l’Italia e la quasi totalità degli altri paesi euro 27, risalta nella ridotta assistenza di uno stato sociale adeguato a sostenere la popolazione in caso di bisogno. In Inghilterra la prima indennità è di 80E la settimana, la seconda parte da 100. In Germania l’indennità per disoccupazione va dal 60% al 70% dello stipendio. In Svezia esistono sia sussidi (35E il giorno) sia indennità. In Francia con almeno sei mesi continui di lavoro si ha diritto a un assegno mensile pari al 75% dell’ultima mensilità.  


http://www.youtube.com/watch?v=MTeRdq0wgu0 Fiori d’Arancio


In Olanda l’indennità può spingersi fino a cinque anni. In tutti questi paesi essere disoccupati, attiva tutta una serie di meccanismi fiscali (come il montante dell’aiuto statale per l’affitto della casa) e di servizi gratuiti o scontati (come cinema, mezzi pubblici, mostre, musei ecc) e corsi di formazione attinenti gli interessi del disoccupato e indirizzati al mercato del lavoro. Lo stato sociale serve a rendere sostenibile da parte del cittadino la scarsa domanda di lavoro, vera croce dell’Italia. Il nostro governo precedente non è stato di certo d’aiuto, con il ministro della pubblica amministrazione Brunetta e il suo presidente quando affermavano, dati ISTAT alla mano: “in Italia la disoccupazione è dell’8.5% contro la media europea del 9.5%”. Ora: una persona è considerata, dati ISTAT, disoccupata, solo se si reca in un Centro per l’impiego e sottoscrive il documento di disponibilità al lavoro; in caso contrario è definita inattiva, in altre parole senza lavoro ma non alla ricerca d’impiego. Ed esiste un’altra particolarità! Il 70% dei giovani è sotto contratto a progetto, ciò vuol dire mobilità: perdita o fine del progetto e rimpiego. I precari non vengono a comparire tra i disoccupati. “Occupazione” questa la parola magica a chiave dell’ingranaggio e dietro di questa ve né un’altra: “investimento”. A metà degli anni ’90 la globalizzazione ha fatto pressione sulla politica interna delle istituzioni; le modifiche portarono una maggiore presenza di lavoratori ma una riduzione dei salari. Una linea politica inizia a destare così curiosità e accoliti tra i membri dell’Ocse e della Comunità Europea, è quella adottata dalla Danimarca prima e dall’Olanda subito dopo… la Flexicurity. Si tratta di un termine coniato in questi paesi durante le riforme del mercato del lavoro; ambivano a coniugare una maggiore flessibilità con un contemporaneo miglioramento della sicurezza sociale e dell’occupazione. La mobilità supportata da un adeguato Welfare.


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                         Questo è quello che abbiamo portato. I nostri sogni.

                                                  I nostri credi. Ci sarà una nuova guerra:

con il mondo povero che lotta per avere le stesse cose del mondo “occidentale” l’uno no capendo che già le ha. L’altro accanendovisi contro difendendo qualcosa è già morto dentro, nello spirito, non capendo nemmeno perchè lo stia difendendo. Spinti da Inerzia.


In Italia come in tutti i paesi mediterranei, fa eccezione Malta che con la sua politica a imposte basse sulle imprese è la Svizzera del Mediterraneo, flessibilità va a braccetto con precarietà e insicurezza. Motivi antichi e nuovi. Si pensi che in tutti questi paesi, culle della civiltà, le campagne d’Europa, il settore occupazionale maggiore era l’agricoltura e i lavoratori erano contadini che rispettavano le stagioni, nei periodi d’inattività delle raccolte così si svilupparono sistemi di sussidi liquidi, piuttosto di servizi, garantiti questi dalle famiglie. La profusione alla cittadinanza da parte dello stato dei servizi invece che di denaro, accantonerebbe il rischio di truffe e consentirebbe di risparmiare; un peruviano dipendente dello stato che garantisca assistenza a un anziano di una famiglia invece che di un sussidio dato alla stessa è più conveniente e più “sicuro”. Soprattutto ora che le donne lavorano e c’è un calo nascite progressivo nelle famiglie. Un altro settore che il Welfare dovrebbe coprire è il periodo d’inattività del precario, dalla fine di un contratto a un altro: con liquidità sostenibile e corsi di formazione. Un intervento immediato riduce i costi di lungo periodo della disoccupazione e le relative conseguenze negative in termini di salute e di esclusione sociale. E’ chiaro alle aziende conviene il contratto a progetto: non sono previste ferie, in caso di malattia il collaboratore non ha diritto a compenso, l’indennità di maternità è difficile per la condizione di quelle lavoratrici che svolgono lavori a progetto solo per alcuni periodi dell’anno. Il problema in Italia quindi non è tanto la disoccupazione quanto la sottoccupazione, lavori pagati poco e male, contratti a progetto che non danno possibilità di carriera o stabilità e famiglia. Le scelte economiche di un individuo dipendono dalla possibilità di raggiungere degli obiettivi posti e del tempo necessario calcolato, per questo in Italia non si possono fare investimenti, ma solo risparmi. L’economia così di una famiglia non cresce e così quella dello Stato. Favorire le politiche sulla cura della prole questo è il primo passo. La donna (o anche un uomo dal momento in cui dopo un anno della nascita del bambino volesse ritirarsi in paternità) va tutelata come una perla di cristallo in una teca fragile come petalo di gelsomino.

 

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            “L’uomo nuovo” -S.Dalì- (1943) Gli USA stavano salvando il mondo. Gli occhi e le speranze rivolti a quella terra senza confini. Di grano turco e Jazz. Gioie senza radici. …

Vogliamo metterla su termini tecnici l’importanza e la tutela per questo dei figli? Affinché possano crescere in una situazione/alcova, psicologica e materiale di una famiglia che deve pensare solo alla tranquillità del figlio, a farlo crescere con amore, armonia, equilibrio, responsabilità della sua piccola vita e onestà?!

Allora si pensi che più giovani ci sono meno pensioni lo stato deve pagare. Si pensi a salvaguardare le idee “strampalate” e l’esuberanza dei giovani, che senza “corruzione” mentale ancora del mondo adulto, fatto d’idee stalagmiti e stantie, possono portare nuova linfa al mondo. Considero “giovane” un ragazzo/a sino al compimento del suo 24esimo compleanno. Le aziende italiane preferiscono assumere gli adulti perché l’economia è poco innovativa: l’esperienza lavorativa degli adulti conta molto.

Nei contesti ad alta innovazione l’esperienza conta poco e i paesi più innovativi si preoccupano di più dell’inserimento dei giovani.

Ristrutturazione del sistema fiscale che grava sul lavoro è il secondo passo, semplificandolo, e di quello contributivo, semplificandolo. Consentire di accorpare previdenza privata (pagata dal lavoratore) e statale (pagata dal datore di lavoro). Strategie integrate di apprendimento lungo tutto l’arco di una vita.

Detto ciò, bisogna sempre guardare il senso ampio della realtà come si manifesta.   Perché, bisogna chiedersi, prima Prodi con il pacchetto Treu del ’97 e poi Berlusconi con la legge Biagi, aprono e sanciscono la strada alla flessibilità del lavoro?

Siamo in un mondo globale. Quest’epoca ha insito dentro una fisicità sempre più astratta: cosa vuol dire essere, stare, se l’essere è in un continuo divenire e mutamento, velocità di bit e trasferimento d’immagine e suono? La condizione di migrante diviene una condizione mentale perpetua, non più fisica. E’ una modernità liquida. Una società consumistica, una modernità frammentata, puntinista, dove ogni punto è un mondo. Tanti mondi tante possibilità di divenire. La realtà stessa non è più statica. Ogni punto è in potenza propulsore attivo di una realtà diversa.

La scelta non è più un destino. Quante strade si aprono davanti, quante possibilità ha in più un giovane di oggi rispetto a quello di venti anni fa?! Non vi è mai stata una così vasta gamma di possibilità di scelta. Master, stage, tirocini, corsi, auto impieghi, denaro, aiuti, programmi, scambi. Un giovane è surclassato da informazioni, da “strade”, da scelte da fare, da intraprendere, mollare e tornare indietro, non ne esiste più solo una. Ignacio Ramonet, giornalista spagnolo del quotidiano Le Monde: “una sola copia del New York Times contiene più informazioni di quante ne poteva contenere la testa di una persona colta del XVIII”. Un mondo dominato dall’informazione, e quasi irretito, questa si trasforma in pubblicità di un prodotto: come il consumatore esperto non bisogna acquisire e collezionare ma scartare e sostituire. Una società fondata sull’eccesso, sull’esubero, dove niente è più di proprietà né le informazioni, né la tua/il tuo compagno/a, né la casa, né il lavoro, tutto è mobile, tutto è di tutti. Non sto parlando di comunismo da assemblea di liceo ma, in un mondo dove lo spazio è stato azzerato dal tempo, nel quale tutto fluttua grazie alla comunicazione in tempo reale, agli spostamenti e le nuove tecnologie, è ovvio che questa sia la sua estremizzazione concettuale. Nello stesso momento si può fare l’assistente legale e a casa la traduttrice freelance e il genitore. Internet è il varco temporale verso una fisicità sospesa.

 

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Questo mondo non è più sostenibile. Quanto, per quanto ancora la vita degli uomini e la loro presunta dignità si potranno basare su quanto consumano? Se il nostro livello di vita aumenta, fino a quando ancora dovremmo produrre per poter consumare?

                                      -Inaugurazione di un ipermercato.-


Ciò che si fa nel presente non è più ciò che si farà nella vita. Non è più consuetudine. Si è qui e nello stesso tempo si è lì. S’indossano identità come s’indossano cappelli, pronti a scartare, cancellare, vecchie competenze, conoscenze, credi senza rimpianto. Tutto è obsoleto, c’è sempre qualcosa di meglio di cui prima non ne eri a conoscenza, la ricerca di un posto fisso è un buttare l’ancora da un cavallo in corsa, questo ti disarciona e il cavallo continua a correre. Purtroppo come ogni cambiamento storico c’è la generazione sacrificata, in questo caso la generazione dei nati tra l’80 e l’89, che vive il trapasso e che ne paga lo scotto maggiore.

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